Servadio: “La Vigorina ha sospeso l’attività. Nessuna guerra al Comitato, anzi: cerchiamo soluzioni condivise”

SENIGALLIA – La Scuola Calcio Vigorina della FC Vigor Senigallia ha sospeso l’attività. La notizia è di ieri sera, ma per evitare che passi un messaggio sbagliato da quello che il club e in particolare i dirigenti del vivaio rossoblu vogliono lanciare, abbiamo interpellato il Responsabile Tecnico, Loris Servadio.

“Noi non vogliamo fare la guerra a nessuno, anzi. Il nostro intento è quello di essere costruttivi e lavorare per arrivare ad una soluzione che permetta tutti di allenarsi e giocare – dice Servadio -. Non ce l’abbiamo con il Comitato Regionale, tutt’altro. Noi e tante altre società gli stiamo chiedendo aiuto affinché si faccia portavoce a livello nazionale delle reali esigenze delle società. Perché così non si può fare attività e per questo, come dichiarato nella lettera in questione, da ieri sera noi e altri 24 club abbiamo sospeso l’attività giovanile”.

Ieri la società rossoblu, insieme ad altre 24, ha inviato una lettera in cui richiede al Comitato regionale un incontro il prima possibile. La necessità e la volontà sono quelle di essere ascoltati il prima possibile per lavorare congiuntamente alla risoluzione di problemi che al momento impediscono di andare al campo. “Tre sono i problemi che dobbiamo risolvere insieme, né uno in più né uno in meno: la responsabilità del legale rappresentante della società di fronte a un caso-Covid all’interno del club, la quarantena obbligatoria di 14 giorni nell’eventualità di un positivo e la gestione degli spogliatoi. Per essere molto chiari: la responsabilità non può essere tutta del presidente, le due settimane di stop obbligatorie in caso di positività non possono esistere altrimenti i ragazzi non li allenerà – giustamente – nessun allenatore che abbia a cuore il suo lavoro, e soluzioni praticabili per l’utilizzo degli spogliatoi perché con l’arrivo del freddo sarà impossibile mandare a casa a fare la doccia i ragazzi come si può fare invece in questo periodo”.

Conclusione per ribadire: “Al Comitato chiediamo di incontrarci e parlarne il prima possibile, per unire le forze e lanciare il messaggio a livello nazionale. Dove a loro volta devono decidere: se vogliono che i ragazzi giochino, devono permetterlo concretamente, se invece pensano che sia troppo rischioso, allora dicano chiaramente “fermi tutti perché il pericolo è troppo grande”. Questa è una via di mezzo che non può essere portata avanti”.